Roma, 21 gen — Durante la pandemia Meta comunicava attraverso un filo diretto con i funzionari del Cdc americano (il Centro per il controllo delle malattie, l’equivalente del nostro Iss) chiedendo loro quali contenuti sul Covid pubblicati dagli utenti fossero da censurare o moderare. Lo ha rivelato il reporter Robby Soave sulle pagine del mensile Reason, in un articolo riportato questa mattina da La Verità.
La presenza di questo «canale privilegiato» tra il team di Zuckerberg e l’agenzia federale Usa per il controllo delle malattie è emersa quasi casualmente, esaminando le email di Meta nell’ambito del processo amministrazione Biden v. Missouri. In particolare in un’email datata 19 maggio 2021 firmata da un responsabile della piattaforma e indirizzata a Carol Y. Crawford del Cdc si comunicava che una dipendente di nome Liz avrebbe «flaggato», ovvero evidenziato come censurabile, una lista specifica di contenuti «per la squadra dei Cdc», mettendosi, di fatto, a disposizione completa dell’agenzia federale che avrebbe da lì in poi dettato legge sulle tematiche «consentite» e quelle da silenziare.
Meta chiedeva al Cdc quali temi Covid censurare
E se è vero che tra i temi da silenziare ne figuravano oggettivamente alcuni privi di fondamento e razionalità, è da evidenziare che nella «lista nera» dei contenuti da non divulgare comparivano affermazioni scientifiche ampiamente dimostrate, come il rischio di contrarre la paralisi di Bell dopo il vaccino, o l’alterazione del ciclo mestruale indotta dai farmaci a mRna. In fondo alla missiva il responsabile Meta chiedeva delucidazioni sull’ipotesi che vede il virus originato da un esperimento in laboratorio: «È falso, non provato, non supportato da evidenze, o vero?». «La cosa più probabile», fu la risposta di Crawford, «è che questo virus sia partito dagli animali e abbia fatto il salto nell’uomo. Ad ogni modo, la direttrice dei Cdc […] ha detto che il fatto che fosse artificiale era tecnicamente possibile, perché non ne conosciamo ancora l’origine. Il fatto che sia stato creato dall’uomo è teoricamente possibile, ma estremamente improbabile».
Teoricamente possibile: ma fino a quel momento, chiunque si fosse solo azzardato a porsi il dubbio sulle piattaforme Meta, veniva brutalmente silenziato. Fino al clamoroso dietrofront, che avviene, guarda caso, in seguito a quello specifico scambio di email: «Alla luce delle indagini che si stanno svolgendo sulle origini del Covid-19 ed essendoci consultati con esperti di salute pubblica», spiegava Meta, «non rimuoveremo più dalle nostre app l’affermazione per cui il Covid-19 è stato creato o fabbricato dall’uomo».
Le verità sui vaccini silenziate
Arriva il luglio del 2021 e con esso iniziano a circolare i primi dubbi e le prime paure legate ai rischi della vaccinazione. Il tema di contrasto alle presunte fake news si riattiva con rinnovato vigore: vengono prese di mira affermazioni risultate vere come «La proteina Spike nei vaccini Covid-19 è pericolosa-tossica» perché legata al rischio di miocarditi, «La sindrome di Guillain-Barré è un possibile effetto collaterale del vaccino Covid», come da foglietto illustrativo di Janssen, e «Un’infiammazione cardiaca è un possibile effetto collate- rale dei vaccini Covid (inclusi quelli non a mRna)», fatto confermato da una mole considerevole di studi.
La consuetudine voleva che Meta segnalasse periodicamente a Cdc una lista di temi più discussi, perché l’agenzia stabilisse poi quali andavano silenziati. «Fateci sapere», comunicava diligentemente il team di Zuckerberg nel luglio 2021, «se avete domande o temi/parole chiave specifici che vorreste esplorassimo nel prossimo report». Insomma, in periodo pandemico le piattaforme di Zuckerberg pendevano letteralmente dalle labbra del governo Usa chiedendo di indirizzare il dibattito secondo i suoi desiderata. La domanda che affiora spontanea nell’apprenderlo riguarda ovviamente cosa stesse accadendo in Italia nel medesimo ambito e nello stesso periodo.
Cristina Gauri
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