Roma, 27 mar – Mentre l’Europa cerca di mantenere rapporti commerciali equilibrati con gli Stati Uniti, Donald Trump torna all’attacco con una politica economica aggressiva e pericolosa. La sua decisione di imporre un dazio del 25% sulle importazioni di automobili europee rappresenta un colpo durissimo per il nostro comparto industriale, colpendo in particolare l’Italia e la Germania.
L’Italia nel mirino di Trump
Le esportazioni italiane di automobili negli USA rappresentano una fetta significativa della nostra economia, con marchi storici come Ferrari, Maserati e Alfa Romeo che da decenni contribuiscono al prestigio del Made in Italy nel mondo. Con questi dazi, Trump non sta solo penalizzando le nostre aziende, ma sta tentando di minare la competitività europea a vantaggio di una produzione americana che fatica a reggere il confronto in termini di qualità e innovazione. Questa misura, mascherata da protezionismo economico, è in realtà un attacco diretto all’industria europea, progettato per mettere sotto pressione i produttori del Vecchio Continente e spingere le multinazionali a spostare la produzione negli Stati Uniti. Ma c’è di più: colpire il settore automobilistico significa mettere a rischio migliaia di posti di lavoro, non solo nelle fabbriche, ma in tutta la filiera produttiva e nell’indotto. I dazi del 25 per cento, che si sommano a quelli già esistenti del 2,5, faranno aumentare il costo delle auto europee sul mercato statunitense, rendendole meno competitive e provocando una contrazione delle esportazioni: le industrie automobilistiche tedesche e italiane saranno le più esposte a questa aggressione tariffaria.
Un’Europa debole rischia il tracollo
Le nuove tariffe entreranno in vigore il 2 aprile, lo stesso giorno in cui il presidente Usa ha promesso una più ampia gamma di cosiddette tariffe reciproche. “È il vero giorno della liberazione dell’America”, ha detto, per poi minacciare di imporre misure “molto più ampie di quelle attualmente previste” se l’Unione europea collaborerà con il Canada contro gli Stati Uniti. Di fronte a questa provocazione, l’Unione Europea non può più limitarsi a parole di rammarico e a sterili tentativi diplomatici. La linea morbida adottata finora da Ursula von der Leyen ha già dimostrato la sua inefficacia: Trump non è interessato al dialogo, ma solo a imporre la sua visione economica unilaterale. L’Italia e la Germania, le nazioni più colpite da questa manovra, devono guidare la risposta europea con fermezza. Se gli Stati Uniti scelgono la strada della guerra commerciale – al fianco della guerra militare Russa – allora l’Europa deve essere pronta a reagire con misure proporzionate, colpendo settori strategici dell’economia americana. Perché non applicare dazi mirati sui prodotti agroalimentari USA, sulla tecnologia o su altri comparti dove il nostro mercato è essenziale per le esportazioni statunitensi? Perchè non mettere in piedi un vero piano di autosufficienza militare, economica ed energetica europea, scansando definitivamente le cretinate green?
Difendere la nostra sovranità
Se qualcuno se lo sta chiedendo: sì, difenderci su scala europea significa difendere la nostra sovranità. Se pensavate che Trump fosse vostro “amico” solo perchè i dem di casa nostra lo odiano, vi siete sbagliati. L’Italia e l’Europa devono dimostrare che non sono disposte a subire passivamente queste imposizioni: difenderci fisicamente ad est dall’aggressione russa e difendere il nostro mercato dall’aggressione economica proveniente da ovest, vuol dire difendere la nostra sovranità nazionale. Se Trump, ormai cobelligerante con Putin, pensa di poter intimidire l’Europa con i suoi diktat, è arrivato il momento di alzare la testa e far valere il peso dell’industria italiana ed europea. Washington non può pretendere di beneficiare del libero mercato solo quando gli fa comodo e poi chiudere le porte alle nostre eccellenze. Se gli Usa vogliono giocare sporco, l’Europa deve rispondere con la stessa determinazione. Parafrasando Nietzsche: perchè non diventare egualmente minacciosi?
Sergio Filacchioni